Il declino della popolazione di uccelli negli Stati Uniti un alert per la salute dell’ambiente globale
Non sono i numeri del 2019, che per la prima volta svelarono una perdita di tre miliardi di animali in mezzo secolo. Ma il declino della popolazione degli uccelli nel Nord America i è un problema ancora significativo, che non mette a rischio soltanto i volatili: ma è una spia di malessere per l’intero ambiente.
Questo, in sintesi, il messaggio che emerge dal rapporto Us State of birds 2025, presentato nel corso della novantesima conferenza annuale dedicata alla fauna selvatica e alle risorse naturali in corso a Louisville.
Il documento, frutto della collaborazione di organizzazioni scientifiche e di associazioni dedite alla conservazione delle specie animali, rivela continui e diffusi cali delle popolazioni di uccelli in tutti gli habitat continentali e marini. Nello specifico, sono 229 le specie che richiedono urgenti azioni volte alla loro conservazione.
Più di un terzo delle specie di uccelli degli Stati Uniti sono a rischio alto o moderato. Tra questi, 112 specie hanno visto più che dimezzarsi le proprie popolazioni negli ultimi cinquant’anni. Le specie considerate in allerta rossa sono 42: è il caso per esempio del colibrì di Allen, del merlo tricolore e del passero di palude. “Senza un intervento immediato, questi uccelli, sono a rischio immediato”, è quanto messo nero su bianco dai ricercatori.
Anche le popolazioni di anatre, finora abbastanza immuni alla riduzione degli esemplari, hanno registrato un andamento decrescente negli ultimi anni. “Gli uccelli ci dicono che siamo in piena emergenza in tutti gli habitat”, è il pensiero di Marshall Johnson, responsabile della conservazione della National Audubon Society (organizzazione senza scopo di lucro).
“Il rapido declino di diverse specie di uccelli segnala l’intensificarsi di eventi stressanti che la fauna selvatica sta sperimentando in tutto il mondo a causa della perdita di habitat, del degrado ambientale e degli eventi meteorologici estremi”, aggiunge Amanda Rodewald, direttrice del Centro per gli studi sulla popolazione aviaria della Cornell University (New York). “Quando vediamo declini come quelli delineati nel rapporto, dobbiamo ricordare che se le condizioni non sono sane per gli uccelli, è improbabile che lo siano anche per noi”.
Fonte: aboutpharma.com