La Vespa velutina, una piaga per api e apicoltori
Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha approvato e finanzierà con 150.000 euro il progetto “L’avanguardia tecnologica difende le api da Vespa velutina”, presentato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta (IZSPLV), che ha l’obiettivo di sperimentare in campo una tecnica innovativa per contrastare la proliferazione dell’imenottero detto anche calabrone dalle zampe gialle.
Il Progetto nasce dalla fattiva collaborazione tra l’IZSPLV e il gruppo di ricerca in apidologia del Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente del CREA – Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria -, l’ente di sviluppo tecnologico Mohos-Zagni, e le Associazioni di Apicoltori ApiLiguria e Alpa Miele.
Fondamentale per la sua nascita è stato il ruolo della Regione Liguria, da sempre vicina al mondo dell’apicoltura, che ha richiamato l’attenzione e attivato la programmazione per arginare la dilagante diffusione della Vespa vellutina.
La Vespa velutina è un predatore delle api, introdotta involontariamente in Europa dal sud est asiatico nel 2004. Le prime segnalazioni della sua presenza in Italia risalgono al 2013.
Il calabrone dalle zampe gialle si sta diffondendo rapidamente in tutta Italia. Molto colpita dall’invasione è la Liguria, in particolare le province di Savona e Imperia. È stata individuata la sua presenza anche nella provincia di La Spezia.
Il Progetto, sostenuto dal Ministero dell’Agricoltura, prevede la sperimentazione del “Metodo-Z”, un sistema brevettato dall’ente di sviluppo tecnologico Mohos-Zagni, che permette di neutralizzare i nidi delle Vespe, utilizzando come vettori gli stessi imenotteri. Il “Metodo” annienta il predatore, senza la necessità, da parte dell’uomo, di ricercare e distruggere fisicamente i nidi attraverso complessi, pericolosi e costosi interventi.
La Vespa velutina ha un impatto devastante sugli apiari con un effetto fortemente negativo sul settore economico apistico nazionale. Gli apicoltori, infatti, hanno subito gravi perdite, valutate tra il cinquanta e l’ottanta per cento degli alveari.
Una piaga che colpisce in particolare il sistema economico della Liguria dove ci sono 2.648 apicoltori, che gestiscono 29.206 alveari. Le api “liguri” producono 643.000 chilogrammi di miele per un giro d’affari dell’intero settore apistico di circa 7.710.000 euro.
Un problema che necessita di essere affrontato con decisione e tempestività.
Non solo per le perdite economiche che può causare ma anche per salvaguardare biodiversità ed ecosistemi. Le api, infatti, hanno una funzione fondamentale per la flora; proteggerle dalla Vespa velutina significa salvaguardare il nostro habitat.
Il rapporto FAO 2019 stima che dall’impollinazione dipenda il novanta per cento di tutte le piante da fiore del nostro pianeta. Mentre oltre il 75% delle colture alimentari è dipendente dall’impollinazione. Senza le api, dunque, non esisterebbero le mele, le ciliegie, il caffè, le fragole e via discorrendo.
Il Progetto, della durata di due anni, permetterà l’ottimizzazione e la validazione del metodo rispetto ai reali bisogni degli apicoltori, e l’impostazione di un metodo basato sulle evidenze scientifiche per contrastare efficacemente la proliferazione del calabrone asiatico dalle zampe gialle. Il metodo sarà applicato nel Ponente ligure. E nelle province di La Spezia e Massa Carrara per valutare se il Metodo Z possa permetterebbe di arginare l’avanzata nelle aree di espansione dell’imenottero.
Fonte: IZS Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta
E’ pubblicato sul numero di Panorama del 2 febbraio 2022 un contributo di Massimo Ciccozzi, direttore dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare all’Università Campus Biomedico di Roma e Giovanni Di Guardo, patologo veterinario, già professore di Patologia generale e Fisiopatologia veterinaria all’Università di Teramo dal titolo CovidZoo.
È fine giugno 2020 quando ad Arezzo
Le specie aliene o esotiche invasive – cioè quegli animali e piante e microorganismi originari di altre regioni geografiche, introdotte volontariamente o accidentalmente in un ambiente naturale nel quale normalmente non risiedono e che insediandosi alterano gli ecosistemi – rappresentano una minaccia per l’ambiente e la biodiversità.
I giornali e diversi siti internet presentano alla nostra attenzione un nuovo tipo di zanzara: la zanzara coreana, la cui segnalazione è sempre più frequente in Lombardia ed è stata rinvenuta anche dai nostri laboratori nei monitoraggi ordinari per la West Nile (malattia trasmessa da zanzare) e tramite le attività previste da uno specifico progetto di ricerca finanziato dal Ministero della Salute. Le caratteristiche di resistenza alle basse temperature fanno sì che la probabilità di impiantarsi stabilmente nei nostri territori sia sempre più alta.
I veterinari della
Il sistema sviluppato dall’Osservatorio Nazionale di Atene con Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Fondazione Edmund Mach e Università di Trento è stato premiato dalla Commissione Europea come miglior modello per predire le epidemie trasmesse dalle zanzare. Grazie ai nuovi fondi, sarà perfezionato un prototipo in grado di fornire in anticipo preziose indicazioni sull’intensità e la localizzazione di malattie come la malaria o la dengue.
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