Le microplastiche non sono tutte uguali

microplasticheUno studio del Cnr-Irsa ha rilevato che, in acqua, i batteri che crescono sulle microparticelle derivate dagli pneumatici sono più pericolosi per l’ambiente rispetto a quelli che si sviluppano sui frammenti delle bottiglie di plastica, che invece potrebbero porre problemi per la salute dell’uomo. La ricerca è pubblicata su Journal of Hazardous Materials

Plastiche e microplastiche sono riconosciute come un inquinante emergente con effetti nefasti sulla salute dell’ambiente, dell’uomo e degli animali acquatici. Uno studio dell’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Verbania (Cnr-Irsa) ha dimostrato come microplastiche diverse possano causare un impatto differente sulle comunità batteriche in acqua. La ricerca è stata pubblicata su Journal of Hazardous Materials.

“In un sistema che replica un fiume o un lago italiano abbiamo comparato le comunità batteriche che crescono sul polietilene tereftalato (Pet) ricavato da una bottiglia di bibita, molto abbondante in acqua, con quelle che si sviluppano su particelle di pneumatico usato, quasi sconosciute a causa del fatto che tendono a non galleggiare e ad affondare molto lentamente”, spiega Gianluca Corno del Cnr-Irsa. “Abbiamo quindi dimostrato che la prima offre rifugio a batteri patogeni umani che possono causare rischio immediato per la salute umana, senza però favorirne una crescita immediata. Le particelle di pneumatico, grazie al rilascio costante di materia organica e nutrienti, favoriscono invece la crescita abnorme di batteri cosiddetti opportunisti che, pur non causando un rischio diretto per l’uomo, causano una perdita di qualità ambientale, di biodiversità microbica, e un conseguente depauperamento dei servizi ecosistemici offerti”.

Generalmente le comunità batteriche che crescono sulle microplastiche come biofilm sono studiate senza approfondirne le differenze legate al tipo di plastica su cui proliferano, ma come un unico comparto, la cosiddetta plastisfera. “Questo risultato ci pone, per la prima volta, di fronte alla necessità di riconsiderare i metodi di analisi dell’inquinamento da microplastiche e di tenere in conto le particelle di pneumatico, che possono avere un impatto decisivo sulla qualità degli ecosistemi acquatici in nazioni come l’Italia dove i fiumi sono particolarmente esposti a questo tipo di inquinamento”, conclude Corno.

La ricerca è stata finanziata nell’ambito del progetto AENEAS da AXA Research Fund. 

Fonte: CNR




Salmonella e Campylobacter continuano a presentare elevati livelli di resistenza agli antibiotici

AntibioticoresistenzaLa resistenza agli antibiotici nei batteri Salmonella Campylobacter è ancora elevata, si afferma in un rapporto pubblicato oggi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA).

Nel 2020 la campilobatteriosi è stata la zoonosi maggiormente segnalata nell’UE, oltre che la causa di malattia veicolata da alimenti riferita con maggior frequenza. I batteri Campylobacter isolati nell’uomo e nel pollame continuano a mostrare una resistenza molto alta alla ciprofloxacina, un antibiotico fluorochinolone comunemente usato per trattare alcuni tipi di infezioni batteriche nell’uomo.

Crescenti tendenze di resistenza alla classe di antibiotici fluorochinoloni sono state osservate nell’uomo e nei polli da carne riferiti a Campylobacter jejuni. In Salmonella Enteritidis, il tipo più comune di Salmonella nell’uomo, sono state osservate tendenze crescenti di resistenza alla classe di antibiotici chinoloni/fluorochinoloni. Negli animali la resistenza a tali antibiotici in Campylobacter jejuni e Salmonella Enteritidis è stata in genere compresa tra moderata ed elevata.

Tuttavia, nonostante le tendenze crescenti di resistenza ad alcuni antibiotici, la resistenza simultanea a due antibiotici di importanza primaria rimane bassa per E. coliSalmonella Campylobacter in batteri isolati in esseri umani e animali da produzione alimentare.

Un calo nella resistenza alle tetracicline e all’ampicillina in Salmonella isolata in esseri umani è stato osservato, rispettivamente, in nove e dieci Paesi nel periodo compreso tra il 2016 e il 2020, in maniera particolarmente evidente in Salmonella Typhimurium. Nonostante il calo, la resistenza a tali antibiotici resta ancora alta nei batteri di provenienza sia umana che animale.

Inoltre in più della metà dei Paesi dell’Unione europea è stata osservata una tendenza statisticamente significativa al calo della prevalenza di E. coli produttore di β-lattamasi a spettro esteso (ESBL) negli animali da produzione alimentare. Si tratta di un dato importante poiché particolari ceppi di Escherichia coli produttore di ESBL sono causa di infezioni gravi nell’uomo.

Resta estremamente rara la resistenza ai carbapenemi in E. coli e Salmonella isolati in animali da produzione alimentare. I carbapenemi sono una classe di antibiotici di ultima istanza e qual-siasi dato che evidenzi resistenza ad essi nei batteri zoonotici è motivo di preoccupazione.

Anche se i risultati e le tendenze sono in linea con i dati riferiti in anni precedenti, la pandemia da COVID-19 ha avuto un impatto sulla quantità dei dati segnalati, in particolare in termini di salute pubblica.

Una pagina interattiva di visualizzazione dati sul sito EFSA mostra i livelli di resistenza nell’uomo, negli animali e negli alimenti, Paese per Paese, nel 2019 e nel 2020.

Dati sulla resistenza agli antibiotici contenuti in cibi e acqua destinati al consumo umano sono invece pubblicati in ECDC’s Surveillance Atlas of Infectious Diseases (alla voce, rispettivamente, campilobatteriosi, salmonellosi e shigellosi).

Fonte: EFSA




Borsa di studio Olivia Bessi a laureato in Medicina veterinaria

Per onorare la memoria della Dr.ssa Olivia Bessi, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha indetto una Selezione pubblica per titoli ed eventuale colloquio, per il conferimento di una borsa di studio a laureato in Medicina Veterinaria autore di tesi di laurea e/o pubblicazioni in cui sia stato sviluppato il tema dell’Influenza aviaria oppure delle malattie infettive e sanità pubblica.

La borsa di studio è da usufruirsi nell’ambito del progetto “Aggiornamento dello stato delle conoscenze in merito all’efficacia protettiva dei vaccini contro il virus del sottotipo H5 del clade 2.3.4.4b” presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Legnaro (PD).

Il progetto ha l’obiettivo di aggiornare lo stato delle conoscenze in merito all’efficacia protettiva dei vaccini attualmente registrati in Europa contro virus del sottotipo H5 del clade 2.3.4.4b.
La borsa di studio avrà la durata di 12 mesi, eventualmente prorogabili in conformità a quanto previsto dal vigente Regolamento per il conferimento di borse di studio.

Tutte le informazioni sul sito dell’Izs delle Venezie




Mare monstrum: Mediterraneo invaso da centinaia di nuovi pesci

Una ricerca pubblicata dalla rivista ‘Global Change Biology’ e coordinata dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine del Cnr di Ancona ricostruisce la storia delle invasioni biologiche nel mare nostrum, che negli ultimi 130 anni ha subito l’arrivo di circa duecento nuove specie ittiche grazie al cambiamento climatico

Con centinaia di specie esotiche, il Mar Mediterraneo viene oggi riconosciuto come la regione marina più invasa al mondo. Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Global Change Biology e coordinata dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine (Cnr-Irbim) di Ancona, ricostruisce questa storia per le specie ittiche introdotte a partire dal 1896.

Lo studio dimostra come il fenomeno abbia avuto un’importante accelerazione a partire dagli anni ’90 e come le invasioni più recenti siano capaci delle più rapide e spettacolari espansioni geografiche”, spiega Ernesto Azzurro del Cnr-Irbim e coordinatore della ricerca. “Da oltre un secolo, ricercatori e ricercatrici di tutti i paesi mediterranei hanno documentato nella letteratura scientifica questo fenomeno, identificando oltre 200 nuove specie ittiche e segnalando le loro catture e la loro progressiva espansione. Grazie alla revisione di centinaia di questi articoli e alla georeferenziazione di migliaia di osservazioni, abbiamo potuto ricostruire la progressiva invasione nel Mediterraneo”. Tale processo ha cambiato per sempre la storia del nostro mare.

Sono due le porte di ingresso di questa colonizzazione: “Le specie del Mar Rosso, entrate dal canale di Suez (inaugurato nel 1869), sono le più rappresentate e problematiche. Ci sono, tuttavia, altri importanti vettori come il trasporto navale ed il rilascio da acquari. I ricercatori hanno considerato anche la provenienza atlantica tramite lo stretto di Gibilterra”, continua Azzurro.

Ma quali sono gli effetti ambientali e socio-economici di queste ‘migrazioni ittiche’?

Alcune di queste specie costituiscono nuove risorse per la pesca, ben adattate a climi tropicali e già utilizzate nei settori più orientali del Mediterraneo”, spiega il ricercatore Cnr-Irbim. “Allo stesso tempo, molti ‘invasori’ provocano il deterioramento degli habitat naturali, riducendo drasticamente la biodiversità locale ed entrando in competizione con specie native, endemiche e più vulnerabili. Il ritmo della colonizzazione è così rapido da aver già cambiato l’identità faunistica del nostro mare; pertanto ricostruire la storia del fenomeno permette di capire meglio la trasformazione in atto e fornisce un esempio emblematico di globalizzazione biotica negli ambienti marini dell’intero pianeta”.

La ricerca è stata svolta grazie al supporto dei progetti InterregMED MPA-Engage e del progetto @CNR USEit.

Fonte: CNR




La scienza alla base della profilazione nutrizionale: al via consultazione pubblica

Nutrizionisti e altri esperti hanno la possibilità di aiutare l’EFSA a dare gli ultimi ritocchi a un parere scientifico. Questo costituirà la base sulla quale i politici svilupperanno il futuro sistema UE di etichettatura dei nutrienti da apporre sulla parte anteriore delle confezioni alimentari. Il parere preciserà inoltre le condizioni in base alle quali limitare le indicazioni nutrizionali e sulla salute apposte sui prodotti alimentari.

Nell’ambito della strategia “dal produttore al consumatore” la Commissione europea ha chiesto all’EFSA all’inizio del 2021 di fornire consulenza scientifica sulle sostanze nutritive e sui componenti non nutritivi negli alimenti di rilevanza per la salute pubblica degli europei, sui gruppi alimentari con incidenza rilevante nelle diete europee e sui criteri scientifici per orientare la scelta dei nutrienti a fini di profilazione nutrizionale. La Commissione ha in programma di proporre una nuova legislazione in materia alla fine del 2022.

Una base scientifica per assistere i decisori politici dell’UE

Valeriu Curtui, a capo dell’Unità di “Nutrizione umana ” dell’EFSA, ha così commentato: “Abbiamo indetto una consultazione pubblica per raccogliere contributi scientifici sulla versione provvisoria del parere da altri esperti, partner istituzionali e portatori di interesse.

“Ricordiamo a tutti gli interessati a tale argomento che la nostra consulenza mira a fornire il supporto scientifico per elaborare i modelli di profilazione dei nutrienti e limitare le pretese salutistiche sulle etichette da apporre sulla parte anteriore delle confezioni. Questa stesura preliminare del parere, tuttavia, non esprime una valutazione né propone un modello particolare di profilazione nutrizionale per l’etichettatura dei nutrienti sulla parte anteriore delle confezioni”.

Quali gli elementi di rilievo in questa bozza di parere?

Il dottor Alfonso Siani presiede il gruppo di lavoro di esperti EFSA che ha contribuito alla stesura del parere scientifico. “Nella bozza diamo indicazioni ai responsabili politici su quali nutrienti e componenti non nutritivi degli alimenti considerare ai fini di una loro inclusione in modelli di profilazione nutrizionali ove apporti eccessivi o inadeguati siano associati a rischi di malattia a lungo termine”.

La bozza di parere conclude, tra l’altro, che nei modelli di profilazione nutrizionale si potrebbe tener conto dei seguenti elementi:

  • considerata l’alta prevalenza di sovrappeso e obesità in Europa, è importante prevedere una diminuzione dell’assunzione di energia per la salute pubblica delle popolazioni europee;
  • nella maggior parte delle popolazioni europee l’assunzione di grassi saturi, sodio, zuccheri aggiunti/liberi supera i limiti raccomandati e un’assunzione eccessiva si  associa a effetti negativi sulla salute;
  • nella maggior parte delle popolazioni adulte europee l’assunzione di fibre e potassio tramite la dieta è inadeguata e assunzioni inadeguate si associano a effetti negativi sulla salute.

La bozza osserva anche che, in specifiche sotto-popolazioni, l’assunzione di ferro, calcio, vitamina D, folato e iodio è inadeguata ma affrontata solitamente da politiche nazionali e/o raccomandazioni individuali.

“Sebbene la scelta dei nutrienti e dei non-nutrienti in un modello di profilazione dei nutrienti dovrebbe essere guidata principalmente dalla loro rilevanza per la salute pubblica”, ha aggiunto il dottor Siani, “essi possono venire inclusi anche per altre motivazioni, ad esempio l’esigenza di dare priorità ad alcuni alimenti anche quando la scienza non abbia chiarito al 100% che è necessario un aumento del loro consumo per motivi di salute pubblica. Per esempio i gestori del rischio possono decidere di includere alcuni omega-3 nei modelli di profilazione dei nutrienti per incoraggiare il consumo di pesce grasso in linea con le loro raccomandazioni nutrizionali, anche se i dati sull’assunzione di tali acidi grassi sono insufficienti a concludere se il consumo sia  quantitativamente  adeguate o meno.”

Gruppi alimentari nelle diete degli europei e raccomandazioni a livello nazionale

“Il nostro parere include anche considerazioni scientifiche riguardo ai gruppi di alimenti che hanno un ruolo importante nelle diete degli europei”, ha affermato il dottor Siani.

Questi gruppi comprendono cibi amidacei (soprattutto cereali e patate), frutta e verdura, legumi e legumi, latte e latticini, carne e prodotti a base di carne, pesce e crostacei, noci e semi, e bevande non alcoliche, come riconosciuto dalle linee guida nutrizionali nazionali basate sugli alimenti negli Stati membri. Il loro ruolo nella dieta  e relativi contributi variano da un Paese all’altro a causa delle diverse abitudini e tradizioni alimentari.

Il dr Siani ha poi aggiunto: “Le linee guida nazionali incoraggiano il consumo di cereali integrali, frutta e verdura, noci e semi, latte e latticini a basso contenuto di grassi, pesce e acqua. Invece i prodotti alimentari che a causa di trasformazioni alimentari hanno un alto contenuto di grassi saturi, zuccheri e/o sodio vengono scoraggiati, anche all’interno di tali categorie alimentari.

“Le linee guida promuovono anche il regolare consumo di legumi e legumi al posto della carne (in particolare carni rosse e carni lavorate), e di oli vegetali ricchi di grassi monoinsaturi e polinsaturi invece di quelli ricchi di grassi saturi”.

Fonte: EFSA




Le esperienze della sanità pubblica nei terremoti a 41 anni di distanza dal terremoto dell’Irpinia

Ogni anno il Cervene ricorda il 23 novembre 1980 con un evento da tenersi in una delle aree colpite dal sisma dell’Irpinia. Negli anni scorsi, gli eventi si sono tenuti in Irpinia presso l’Abbazia del Goleto, a Pertosa (SA) presso la Fondazione MIdA e nel 2020 in modalità remoto con ospiti da tutta Italia. Si tratta di una data rilevante per la nascita della Disastrologia veterinaria ad opera del Prof. Adriano Mantovani, che con la sua equipe di giovani medici veterinari intervenne dopo il sisma, ponendo le basi per una nuova prospettiva organizzativa di medicina veterinaria in emergenze non epidemiche.

Quest’anno il ricordo, la commemorazione ma soprattutto il dibattito sulle calamità e le emergenze si terrà a Mercogliano in provincia di Avellino, con una serie di appuntamenti che inizieranno il 21 novembre con una giornata di formazione per i volontari di protezione civile e proseguirà la mattina del 23 Novembre con una sessione del Corso di formazione in “Sicurezza alimentare nelle emergenze” organizzato dall’Università Federico II di Napoli, e una tavola rotonda pomeridiana con la presenza delle Istituzioni locali.

Tra gli interventi di quest’anno, prestigiosa e preziosa sarà la Lectio Magistralis su Adriano Mantovani da parte di Romano Marabelli, Consigliere Sostituto del Direttore Generale dell’OIE (Organizzazione mondiale della sanità animale).

 




Virus Usutu ad Arezzo, così la prevenzione. L’Asl: “Il monitoraggio funziona”

artropodiIl servizio di sanità pubblica veterinaria dell’Azienda Asl Toscana sud est di Arezzo comunica che in data 25 agosto l’Istituto Zooprofilattico di Roma ha refertato la positività al virus Usutu su alcuni esemplari di uccelli selvatici rinvenuti morti presso l’area di tiro a segno di Talzano nel comune di Arezzo.

Si tratta di un’infezione aviaria di origine africana estremamente rara negli esseri umani, che prende il nome da un fiume dello Swaziland, in Africa meridionale, e viene trasmesso all’uomo esclusivamente tramite la puntura della zanzara Culex.

Analogamente alla febbre da West Nile (West Nile fever), l’agente causale è un Flavivirus patogeno per gli uccelli.

I due virus differiscono per la frequenza con cui si registrano casi di mortalità negli uccelli e per il minore impatto sulla sanità pubblica del virus Usutu rispetto a quello della West Nile fever.

Nell’uomo, infatti, le infezioni da Usutu Virus (USUV) di cui si hanno notizie sono rarissime.

L’Azienda Asl si è immediatamente attivata informando il Comune di Arezzo sulle eventuali azioni da intraprendere in questi casi.

Le dichiarazioni dei responsabili dell’igiene pubblica e della sanità animale dell’Asl dopo il caso del ritrovamento di carcasse di volatili positivi al virus

 

 




Covid-19, una pandemia con una narrazione asimmetrica

La scena mediatica continua ad esser dominata da una narrazione tutt’altro che appropriata della pandemia. A tal proposito il sottoscritto, che dal 1995 è un “Diplomato del Collegio Europeo di Patologia Veterinaria”, coniò oltre due anni fa l’espressione “asimmetria narrativa” per descrivere l’incessante galleria di Virologi, Infettivologi, Microbiologi, Epidemiologi, Pneumologi, Cardiologi che, senza soluzione di continuità, popolavano “cotidie” i media nazionali ed internazionali.

E, per quanto lungi da chi scrive sia la benché minima tentazione di disconoscere il fondamentale contributo apportato da costoro alla conoscenza del virus SARS-CoV-2 e delle sue oltremodo complesse ed intriganti dinamiche d’interazione con l’ospite, andrebbe tuttavia sottolineato a chiare lettere che, pur nelle differenze che caratterizzano i rispettivi “ambiti di manovra”, gli Studiosi anzidetti si sono occupati e si occupano prevalentemente – se non esclusivamente – della “dimensione intra vitam” dell’infezione e della malattia.

Ne consegue che la sola figura preposta a definirne la “dimensione post mortem” era ed è il Patologo, alle cui approfondite ricerche si deve la comprensione di alcuni fondamentali aspetti patogenetici dell’infezione da SARS-CoV-2, primo fra tutti lo spiccato “endoteliotropismo” che consentirebbe al virus di colonizzare molti, se non tutti i nostri tessuti, ivi compresa la compagine cerebrale (altro che “virus respiratorio”, come pervicacemente asserivano certi nostri insigni Virologi ed Infettivologi!).

Ciononostante, come ebbi a denunciare oltre due anni fa su prestigiose Riviste quali Science e BMJ, il Patologo era – ed è tuttora – pressoché assente dalla scena mediatica.

Ma come si può pensare di monitorare in maniera efficace e capillare la continua e progressiva emergenza di nuove varianti virali (per le quali potrebbero a breve non bastare più le lettere dell’alfabeto greco!) narrando in maniera pressoché esclusiva le “traiettorie” che il virus compie all’interno della specie “Homo sapiens sapiens”?

Se da un lato, infatti, la probabile quanto plausibile origine del betacoronavirus SARS-CoV-2 sarebbe da ricercare nel mondo animale, così come è già stato chiaramente documentato per i suoi due “predecessori” SARS-CoV e MERS-CoV oltre che per almeno i due terzi degli agenti responsabili delle “malattie infettive emergenti”, sarebbero ben 23, dall’altro lato, le specie animali domestiche e selvatiche dichiarate (naturalmente e/o sperimentalmente) suscettibili nei confronti dell’infezione da SARS-CoV-2.

A queste si sono appena aggiunti altri animali appartenenti alle Famiglie dei Procionidi e dei Viverridi. E, sebbene tutte le specie anzidette avrebbero acquisito “in prima battuta” il virus dall’uomo, per poi consentirne la diffusione al proprio interno – come avvenuto nei visoni allevati nei Paesi Bassi e in Danimarca, nonché nei cervi a coda bianca statunitensi -, è stato altresì dimostrato che SARS-CoV-2 può anche esser trasmesso dagli animali all’uomo.

Particolarmente emblematico risulterebbe, in proposito, il caso dei visoni mantenuti negli allevamenti intensivi olandesi e danesi, che una volta acquisito il virus dall’uomo glielo avrebbero quindi “restituito” in forma mutata (variante “cluster 5”), mentre un singolare caso d’infezione sostenuto da una variante di SARS-CoV-2 selezionatasi nella locale popolazione di cervi a coda bianca (Odocoileus virginianus) sarebbe stato recentemente descritto in un nostro consimile canadese.

Per completezza d’informazione aggiungerei i casi d’infezione da variante “Delta” registratisi qualche mese fa ad Hong Kong in clienti e impiegati di esercizi commerciali dediti alla compravendita di animali d’affezione, casi che sarebbero stati verosimilmente trasmessi da criceti importati dai Paesi Bassi.

Da segnalare, inoltre, il recentissimo caso d’infezione – anch’esso da variante “Delta” – acquisito da una Collega Veterinaria tailandese (presumibilmente per via oculare e tramite uno starnuto) ad opera di un gatto SARS-CoV-2-infetto che era stato portato a visita presso il suo ambulatorio.

Last but not least”, casi d’infezione da variante “Alfa” sono stati riferiti in cani e gatti cardiopatici in Francia, mentre casi d’infezione da variante “Delta” sono stati descritti in cani paucisintomatici e sintomatici in Spagna, unitamente a casi d’infezione sostenuti dalla contagiosa variante “Omicron” nei cervi a coda bianca degli Stati di New York e dell’Ohio, oltre che in alcuni cani asintomatici.

A fronte di quanto sopra assistiamo tuttora, nostro malgrado, ad una narrazione mediatica totalmente asimmetrica della Covid-19 e dell’infezione da SARS-CoV-2 che la sottende, in un’ottica scandita da un miope quanto ingiustificato “antropocentrismo ed antropomorfismo”, come eloquentemente dimostrato, peraltro, dalla mancata cooptazione dei Medici Veterinari in seno al CTS nei due anni che ne hanno caratterizzato la fin troppo breve esistenza!

Tutto ciò per buona pace, ancora una volta, della tanto sbandierata quanto bistrattata “One Health” – la salute unica di uomo, animali ed ambiente – e nel bel mezzo degli allarmanti cambiamenti climatici che con crescente frequenza ed intensità stanno caratterizzando la presente era dell’“Antropocene”.

Giovanni Di Guardo

Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo




Sicurezza alimentare, aperte le iscrizioni al Congresso “Salute, ambiente, società, un unicum”

Focal point italiano di EFSA informa che dal 31 gennaio sono aperte le iscrizioni al Congresso scientifico sul tema “Salute, ambiente, società, un unicum”, che si terrà dal 21 al 24 giugno 2022 a Bruxelles e on line, per consentire la partecipazione a distanza.

Il termine per la registrazione per la partecipazione in loco è il 29 aprile. Le iscrizioni per la partecipazione online rimarranno aperte durante il convegno.

Una sessione plenaria di apertura darà il via all’evento, seguita da una serie di sessioni di approfondimento, raggruppate in quattro percorsi tematici (ONE Life, ONE Planet, ONE Society e MANY Ways), ciascuno incentrato su aspetti specifici della sicurezza alimentare.
Le sessioni sono integrate da eventi collaterali e opportunità di networking sia per i partecipanti di persona che on line.
Una sessione plenaria di chiusura concluderà l’evento, fornendo indicazioni strategiche su come migliorare ulteriormente la sicurezza alimentare.
Alcuni eventi collaterali, sotto forma di workshop, si svolgeranno prima dell’inizio ufficiale della conferenza.

Ulteriori informazioni sul programma scientifico sono disponibili alla pagina EFSA del Congresso

Fonte: Ministero della Salute




Federico Cesi, un grande mecenate ed un autentico pioniere

Correva l’anno del Signore 1603 quando Federico Cesi, a soli 18 anni, fondava a Roma l’Accademia dei Lincei, il primo consesso scientifico della storia moderna. Effigie dell’Accademia era giustappunto una lince, alla cui spiccata capacità visiva si ispirava la scritta che campeggiava al di sotto dell’animale, “Sagacius Ista“, più acuta di questa (alias di una lince).

Institutor, Princeps, Utrumque“, così veniva appellato Federico Cesi, insigne umanista, filosofo e botanico, nonche’ pioniere della microscopia vegetale, presso la cui prestigiosa Accademia – trasferitasi nel frattempo ad Acquasparta, in provincia di Terni – soggiornò, nel 1624, il “Fratello Linceo” Galileo Galilei. A quest’ultimo e’ stata altresi’ attribuita la frase

L’intenzione dello Spirito Santo (sarebbe) d’insegnarci come si vadia al cielo e non come vadia il cielo

compito di cui si dovrebbe piuttosto far carico la Scienza – l’Astronomia nella fattispecie -, un celebre motto la cui paternità spetterebbe invece al Cardinale Cesare Baronio.

Nell’era della pandemia da Covid-19, in cui gli Scienziati hanno subito e continuano tuttora a subire violenti quanto ingiustificati attacchi da parte di chi ignora persino cosa sia e come sia fatto un virus, una così chiara e netta demarcazione – esplicitata ben 4 secoli orsono – fra il “campo di manovra” della Religione e quello della Scienza ci dovrebbe far riflettere.

O Tempora O Mores“!

Giovanni Di Guardo

Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo

 

Ritratto di Federico Cesi