Microplastiche scoperte anche nella catena alimentare antartica
Le microplastiche non risparmiano nemmeno gli ambienti più isolati del pianeta. Una ricerca condotta dall’Università del Kentucky e dall’Università di Modena e Reggio Emilia ha rilevato per la prima volta frammenti di plastica nel tratto digestivo del Belgica antarctica, unico insetto endemico dell’Antartide e specie fondamentale per il ciclo dei nutrienti del suolo. Secondo Elisa Bergami, ecologista dell’Università di Modena e Reggio Emilia, “l’ingestione di microplastica, pur limitata al 7% degli esemplari, dimostra che la plastica raggiunge i suoli antartici”.
Esperimenti sulle larve
Per comprendere gli effetti delle microplastiche, i ricercatori hanno esposto le larve di B. antarctica a microsfere di polietilene per dieci giorni. Le larve hanno ingerito particelle solo a concentrazioni elevate, senza variazioni significative nella sopravvivenza o nel metabolismo. Carboidrati e proteine sono rimasti stabili, mentre i lipidi hanno mostrato una leggera diminuzione con maggior presenza di plastica. Gli effetti a lungo termine restano però incerti e richiedono ulteriori studi.
Fonte: ambienteinsalute.it
Pubblicato il nuovo Piano strategico 2025-2030 per la gestione delle minacce da coronavirus, attuali e future, e da Mers (Sindrome respiratoria mediorientale), firmato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS). Si tratta del primo piano unificato contro questo tipo di patologie e rappresenta un punto strategico nell’evoluzione tra la risposta emergenziale e la gestione a lungo termine integrata.
La Commissione Nazionale per la Formazione Continua, nel corso della riunione del 20 novembre 2025, ha approvato la diffusione di un questionario anonimo rivolto ai professionisti sanitari. L’indagine si pone come obiettivo quello di raccogliere informazioni utili a valutare la percezione del Sistema ECM, le principali criticità riscontrate e le aspettative per il suo sviluppo futuro.
Arriva la
Nell’ambito del progetto finanziato dall’UE “
In vista della prima Giornata Nazionale per la Prevenzione Veterinaria del 25 gennaio 2026, One Health pubblica una serie di contributi firmati dai Direttori Generali dei dieci Istituti Zooprofilattici Sperimentali italiani. Questo articolo è a cura di Antonia Ricci, Direttrice Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).
Un’indagine condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, in collaborazione con l’Unità di Patologia Clinica e Microbiologia dell’Ospedale di Teramo, ha analizzato la presenza di ceppi di Escherichia coli resistenti agli antibiotici in diversi ambienti e specie. Nel loro lavoro scientifico, pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology, i ricercatori si sono concentrati in particolare su quei ceppi che producono enzimi (le β-lattamasi a spettro esteso, o ESBL) in grado di rendere inefficaci alcuni antibiotici di uso comune nella medicina umana e veterinaria.
Durante il 2025, grazie al lavoro congiunto di IZSLER e CAA, supportato da Regione Emilia-Romagna e dal PNRR INF-ACT Node 2, sono state rilevate diverse nuove zanzare in Emilia-Romagna. In primavera, è stata rilevata la presenza di Aedes japonicus e Aedes koreicus, in particolare nei comuni dell’Appennino piacentino (entrambe le specie a Bobbio, Farini, Perino, Travo, solo Ae. japonicus a Bettola, Cerreto, Ferrire, Marsaglia, Morfasso, Zerba) ma anche a nel parmense (Ae. japonicus a Bardi). Queste due specie invasive, già segnalate in Italia e presenti nelle zone pre-Alpine della Lombardia, si stanno espandendo velocemente in Europa, al di fuori del loro areale d’origine.
Per anni si è pensato che le profondità oceaniche potessero offrire una protezione naturale dall’inquinamento generato dall’uomo. Una nuova ricerca pubblicata su Science of the Total Environment, però, dimostra che non è così. I mammiferi marini non sono immuni dai cosiddetti forever chemicals, sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) note per la loro resistenza alla degradazione e per la loro presenza crescente negli ecosistemi terrestri e marini.
Il rapporto FAO del 2025 ‘Artificial Intelligence for Food Safety – A Literature Synthesis, Real-World Applications and Regulatory Frameworks‘, sviluppato insieme a ricercatori della Wageningen University & Research, fornisce una delle valutazioni più complete su come l’intelligenza artificiale stia ridisegnando la governance della sicurezza alimentare globale (van Meer et al., 2025). Il rapporto offre una rassegna scientifica, descrive casi di studio pratici provenienti dalle principali autorità nazionali e analizza il panorama normativo internazionale. L’IA si posiziona così non come una tecnologia di un futuro distante, ma come uno strumento attuale con profonde implicazioni per migliorare l’efficienza, la capacità predittiva e la resilienza dei sistemi di sicurezza alimentare in tutto il mondo, mettendo allo stesso tempo in guardia contro il suo uso prematuro o non regolamentato.