L’Oms lancia un nuovo Piano strategico globale e condiviso contro i coronavirus

Pubblicato il nuovo Piano strategico 2025-2030 per la gestione delle minacce da coronavirus, attuali e future, e da Mers (Sindrome respiratoria mediorientale), firmato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS). Si tratta del primo piano unificato contro questo tipo di patologie e rappresenta un punto strategico nell’evoluzione tra la risposta emergenziale e la gestione a lungo termine integrata.

Il Piano riunisce lezioni e buone pratiche degli ultimi cinque anni di gestione della pandemia da Covid-19 e del lavoro continuo su Mers e altre malattie respiratorie. L’obiettivo è quello di guidare le autorità sanitarie nazionali e i partner verso l’adozione di un approccio coerente e orientato all’azione.

I coronavirus – a partire dal 2002 con Sars fino al 2019 con Covid – hanno più volte dimostrato la loro capacità di scatenare epidemie e pandemie. Il Covid-19, inoltre, continua a circolare ampiamente e, in alcuni casi, a causare gravi malattie e decessi tra i pazienti fragili. Per il 6% dei guariti, la sindrome “long Covid” diventa una realtà e nel 15% dei casi, i sintomi permangono per oltre un anno.

Il Piano, in questo senso, raccoglie i precedenti Piani Strategici di Preparazione e Risposta per Covid-19 e prova a illustrare un processo consultivo e inclusivo basato sul contributo di tutti gli stati membri Oms. Comprende sia la gestione di routine sia scenari di emergenza, riflettendo la flessibilità di cui i sistemi nazionali hanno bisogno per affrontare i coronavirus già in circolazione e l’emergere di un nuovo coronavirus con potenziale pandemico.

L’Oms ha anche ampliato la CoViNet (Coronavirus Network), una rete di programmi di sorveglianza sulle malattie che raccogli i laboratori di riferimento per Sars-CoV-2, Mers-CoV e altri coronavirus di emergenza; per ampliare ulteriormente il monitoraggio globale. Ora la rete conta 45 laboratori, di cui 11 aggiunti nel 2025.

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Fonte: quotidianosanità.it




Indagine sul sistema ECM: la prospettiva dei professionisti sanitari

La Commissione Nazionale per la Formazione Continua, nel corso della riunione del 20 novembre 2025, ha approvato la diffusione di un questionario anonimo rivolto ai professionisti sanitari. L’indagine si pone come obiettivo quello di raccogliere informazioni utili a valutare la percezione del Sistema ECM, le principali criticità riscontrate e le aspettative per il suo sviluppo futuro.

Il questionario, di semplice e rapida compilazione, rappresenta uno strumento essenziale per orientare le prossime attività di miglioramento della qualità, dell’accessibilità e dell’efficacia della formazione continua.

Il questionario sarà disponibile per la compilazione fino al 28 febbraio 2026.

La partecipazione è volontaria e completamente anonima, ma è fondamentale il contributo di ogni professionista sanitario.

Per partecipare alla rilevazione si invita ad utilizzare il seguente link:

Indagine sul sistema ECM: la prospettiva dei professionisti sanitari

Oppure a scansionare il QR CODE presente all’interno del pdf allegato di seguito

Ultimo Aggiornamento:26/11/2025 — 13:23

Allegati

FONTE: AGENAS




Nuova delibera Ecm per il triennio formativo 2026-2028: la Commissione rivede i bonus legati al Dossier Formativo individuale e di gruppo

EcmArriva la Delibera 3/25, in chiusura di triennio formativo. La Commissione nazionale per la Formazione Continua indica i nuovi criteri bonus legati a costruzione e realizzazione dei dossier formativi. Non applicabili però ai crediti oggetto di spostamento. 

Alla scadenza del triennio formativo 2023-2025, arriva una terza delibera dalla Commissione nazionale per la Formazione Continua che ripercorre il criterio di attribuzione dei bonus crediti legati alla costruzione del Dossier Formativo per il triennio 2026-2028.

Il dossier formativo è uno strumento facoltativo che consente al singolo professionista di creare un’agenda formativa personalizzata in base al proprio fabbisogno. Può essere individuale, quando viene costruito direttamente dal singolo professionista sul sito CoGeAPS, oppure di gruppo, ovvero costruito da Aziende Sanitarie, Ordini e Federazioni, come espressione di coerenza nell’offerta formativa rispetto ai bisogni formativi rilevati dall’ente verso i propri membri. Ogni professionista può avere più dossier formativi e, nel tempo del triennio, dovrà completarli con corsi ecm coerenti al suo fabbisogno.

Cosa prevede la nuova delibera?

Con la delibera 3/25, la Commissione ECM stabilisce i bonus legati al completamento del dossier formativo per il triennio 2026-2028.

Sul Dossier Formativo Individuale:

  • La costruzione del DFI 2026-2028 da parte del singolo professionista prevederà un bonus di 40 crediti ecm nel triennio di creazione.
  • La realizzazione del DFI 26-28 varrà 30 crediti bonus nel triennio successivo (2029-2031).

Sul Dossier Formativo di Gruppo:

  • La costruzione del DFG 2026-2028 varrà 30 crediti bonus nel triennio di creazione.
  • La realizzazione del DFG 26-28 varrà 20 crediti bonus nel triennio successivo (2029-2031).

Si specifica che i dossier formativi potranno essere costruiti solo ed esclusivamente nel 2026 e nel 2027, escludendo l’ultimo anni di triennio. Inoltre, ai fini della realizzazione del dossier formativo non saranno utilizzabili in alcun caso i crediti soggetti a spostamento tra i trienni formativi: una specifica necessaria visto che nel triennio 2026-2028 sarà possibile recuperare i debiti formativi acquisiti nei trienni precedenti e mai sanati.

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Fonte: AGENAS




Comprendere gli impatti del cambiamento climatico sulla salute e il benessere animale

Comprendere gli impatti del cambiamento climatico sulla salute e il benessere animaleNell’ambito del progetto finanziato dall’UE “REFRESCAR”, il Gruppo di lavoro Salute e Benessere animale del Comitato Permanente per la Ricerca Agricola (SCAR) ha elaborato un questionario per raccogliere i pareri della comunità europea della ricerca, dell’innovazione e delle politiche sul tema del cambiamento climatico e del suo impatto sulla salute e sul benessere degli animali (inclusa l’acquacoltura), nonché sulle lacune e i bisogni di ricerca e innovazione specifici dei diversi Paesi.

L’invito a partecipare è rivolto a esperti di varie discipline che si occupano, direttamente o indirettamente, dell’argomento.

Le risposte raccolte serviranno a individuare priorità, opportunità e azioni per affrontare il tema in modo integrato.

Il sondaggio è attivo fino al 10 gennaio 2025

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Prevenire le pandemie: la risposta integrata One Health per la salute pubblica. La missione dell’IZSVe

In vista della prima Giornata Nazionale per la Prevenzione Veterinaria del 25 gennaio 2026, One Health pubblica una serie di contributi firmati dai Direttori Generali dei dieci Istituti Zooprofilattici Sperimentali italiani. Questo articolo è a cura di Antonia Ricci, Direttrice Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Il concetto di One Health nasce dalla consapevolezza che la salute di esseri umani, animali e ambiente è profondamente interconnessa. Cambiamenti climatici, perdita di biodiversitàurbanizzazione e globalizzazione modificano gli equilibri naturali, influenzando la diffusione di malattie e la salute degli ecosistemi. L’ambiente mostra segnali di sofferenza che richiedono strategie coordinate a livello globale. In questo quadro, l’IZSVe ha raccolto la sfida lanciata dalle organizzazioni internazionali per promuovere un approccio integrato alle sfide sanitarie planetarie. Il nostro impegno si è focalizzato su attività di ricerca che riguardano le zoonosi e i patogeni in grado di fare il salto di specie e scatenare una pandemia.

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Fonte: IZS Venezie




Antibiotico-Resistenza: lo studio sul batterio E. COLI tra ambiente, animali e persone

Un’indagine condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, in collaborazione con l’Unità di Patologia Clinica e Microbiologia dell’Ospedale di Teramo, ha analizzato la presenza di ceppi di Escherichia coli resistenti agli antibiotici in diversi ambienti e specie. Nel loro lavoro scientifico, pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology, i ricercatori si sono concentrati in particolare su quei ceppi che producono enzimi (le β-lattamasi a spettro esteso, o ESBL) in grado di rendere inefficaci alcuni antibiotici di uso comune nella medicina umana e veterinaria.

Sulla base delle analisi compiute su quasi mille campioni raccolti nella regione Abruzzo, lo studio ha utilizzato strumenti di genomica avanzata per individuare i geni della resistenza e comprendere meglio come questi si diffondano tra ambienti e specie diversi, inclusi animali da allevamento, selvatici, da compagnia, alimenti e pazienti umani.

“Abbiamo trovato una presenza non trascurabile di ceppi resistenti sia negli allevamenti che negli animali da compagnia e nell’ambiente – dice Lisa Di Marcantonio, Batteriologia e Sviluppo Antigeni Batterici – IZS Teramo – mentre negli animali selvatici i casi sono stati meno frequenti. Questo tipo di confronto aiuta a capire come le attività umane possano influenzare la diffusione della resistenza”.

Le analisi indicano infatti che i ceppi resistenti sono più frequenti nei contesti più vicini all’uomo. Negli animali da compagnia, ad esempio, la presenza supera il 16%, mentre negli animali selvatici è inferiore al 7%. Questa differenza potrebbe essere legata a due fattori principali: da un lato, l’uso diretto di antibiotici negli animali da compagnia e negli allevamenti, che può selezionare ceppi batterici sempre più resistenti; dall’altro, la diffusione indiretta di questi batteri attraverso acque reflue, suolo contaminato o alimenti. In altri termini, l’ambiente urbano e agricolo sarebbe più favorevole alla circolazione della resistenza rispetto agli spazi naturali.

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Fonte: IZS Teramo




Nuove specie di zanzare in Emilia-Romagna

Durante il 2025, grazie al lavoro congiunto di IZSLER e CAA, supportato da Regione Emilia-Romagna e dal PNRR INF-ACT Node 2, sono state rilevate diverse nuove zanzare in Emilia-Romagna. In primavera, è stata rilevata la presenza di Aedes japonicus e Aedes koreicus, in particolare nei comuni dell’Appennino piacentino (entrambe le specie a Bobbio, Farini, Perino, Travo, solo Ae. japonicus a Bettola, Cerreto, Ferrire, Marsaglia, Morfasso, Zerba) ma anche a nel parmense (Ae. japonicus a Bardi). Queste due specie invasive, già segnalate in Italia e presenti nelle zone pre-Alpine della Lombardia, si stanno espandendo velocemente in Europa, al di fuori del loro areale d’origine.

Come la zanzara tigre (Aedes albopictus), riescono a sfruttare come focolai larvali piccole raccolte d’acqua artificiale (tombini, sottovasi, secchi, bidoni, fontanelle, ecc.), caratteristica che permette a queste zanzare diffondersi in ambienti urbani e peri-urbani. Hanno però esigenze termiche differenti, che rendono queste due specie particolarmente adatte agli ambienti collinari e di bassa montagna, ambienti in cui la zanzara tigre è meno diffusa. Queste zanzare hanno una rilevanza sanitaria, sono vettori competenti di filariosi e diversi arbovirus come Chikungunya e Encefalite Giapponese, ma, fortunatamente, sono meno aggressive della loro cugina Aedes albopictus.

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Fonte: IZS Lombardia ed Emilia Romagna




Forever chemicals anche negli abissi: delfini e balene trovati contaminati dai Pfas

Per anni si è pensato che le profondità oceaniche potessero offrire una protezione naturale dall’inquinamento generato dall’uomo. Una nuova ricerca pubblicata su Science of the Total Environment, però, dimostra che non è così. I mammiferi marini non sono immuni dai cosiddetti forever chemicals, sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) note per la loro resistenza alla degradazione e per la loro presenza crescente negli ecosistemi terrestri e marini.

Lo studio rivela livelli senza precedenti di contaminazione nei tessuti di delfini e balene che vivono lontano dalle aree industriali e che si nutrono a grandi profondità. Il risultato è un campanello d’allarme che mette in discussione molte delle certezze finora date per scontate sulla sicurezza biologica degli oceani.

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Fonte: ambienteinsalute.it




IA per la sicurezza alimentare: il rapporto FAO

Il rapporto FAO del 2025 ‘Artificial Intelligence for Food Safety – A Literature Synthesis, Real-World Applications and Regulatory Frameworks‘, sviluppato insieme a ricercatori della Wageningen University & Research, fornisce una delle valutazioni più complete su come l’intelligenza artificiale stia ridisegnando la governance della sicurezza alimentare globale (van Meer et al., 2025). Il rapporto offre una rassegna scientifica, descrive casi di studio pratici provenienti dalle principali autorità nazionali e analizza il panorama normativo internazionale. L’IA si posiziona così non come una tecnologia di un futuro distante, ma come uno strumento attuale con profonde implicazioni per migliorare l’efficienza, la capacità predittiva e la resilienza dei sistemi di sicurezza alimentare in tutto il mondo, mettendo allo stesso tempo in guardia contro il suo uso prematuro o non regolamentato.

Sintesi della letteratura: mappatura dei domini applicativi dell’IA

Il rapporto FAO si basa su una revisione di 133 pubblicazioni scientifiche sottoposte a peer review, il cui numero è rapidamente aumentato a partire dal 2012. L’analisi classifica le applicazioni dell’IA in tre domini principali:

  • il più rilevante è la ‘consulenza scientifica‘, dove gli algoritmi di machine learning (ML) e deep learning (DL) stanno rivoluzionando i processi di laboratorio. Queste applicazioni spaziano dall’uso di reti neurali convoluzionali (CNN) per identificare patogeni di origine alimentare in immagini microscopiche all’impiego di random forest per prevedere la virulenza di ceppi di Salmonella in carne di pollo macinata, a partire dai dati genomici (Karanth et al., 2022; Kang, Park, & Chen, 2020). L’IA aiuta inoltre la ricerca fondamentale, come la modellizzazione del bioaccumulo di metalli pesanti negli ecosistemi suolo-coltura e la comprensione dei fattori ambientali che portano alla contaminazione microbica (Hu et al., 2020; Toro et al., 2022);
  • il secondo dominio, ‘ispezione e controllo alle frontiere‘, sebbene meno esplorato, mostra un potenziale significativo per migliorare il processo decisionale basato sul rischio. I modelli vengono in questo caso utilizzati per verificare l’autenticità degli alimenti – come distinguere le specie ittiche mediante spettroscopia Fourier transform nel vicino infrarosso – e per prevedere quali carichi di alimenti importati presentino il rischio più elevato per la sicurezza, così da consentire campionamenti mirati e un’allocazione più efficiente delle risorse (Liu, Liu, Li, & Wang, 2023; Wu et al., 2023a);
  • il terzo dominio comprende le ‘attività delle autorità competenti‘, dove l’analisi basata su IA di dati non strutturati provenienti da fonti come social media, notiziari e fatture elettroniche consente l’individuazione precoce di focolai di malattie di origine alimentare e l’identificazione di preoccupazioni emergenti dei consumatori (Chen & Zhang, 2022; Sadilek et al., 2018).

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Fonte: foodtimes.it




Lupo italiano: dall’estinzione demografica al rischio di estinzione genetica. Il nuovo studio IZSLT–Sapienza

Nuovi dati genetici mostrano una diffusione senza precedenti dell’incrocio con il cane domestico segnando il passaggio dal rischio di estinzione demografica a quello di estinzione genetica.
L’ibridazione con il cane domestico minaccia l’identità genetica del lupo in Italia: uno studio IZSLT– Università La Sapienza rivela come negli ultimi decenni il lupo in Italia sia passato dal rischio di estinzione demografica al rischio di estinzione genetica.

Il lupo in Italia sta vivendo una nuova e insidiosa forma di rischio: non più quello demografico, come negli anni ’70, ma quello genetico. Un recente studio condotto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana (IZSLT) e dall’Università di Roma La Sapienza, pubblicato sulla rivista internazionale Biological Conservation, evidenzia infatti come l’ibridazione con il cane domestico stia compromettendo in modo crescente l’identità genetica della specie.

Nonostante il fenomeno sia noto da tempo, la sua estensione nell’Italia peninsulare ha ormai raggiunto livelli preoccupanti. Dal punto di vista biologico, cane e lupo appartengono alla stessa specie e possono quindi generare ibridi fertili; un evento raro in natura, ma sempre più probabile in contesti umanizzati, dove la presenza del cane e la frammentazione degli habitat favoriscono gli accoppiamenti misti.

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Fonte: IZS Lazio e Toscana