Per evitare future pandemie occorre tutelare il benessere animale e la natura

“Potremmo essere tentati di pensare che la pandemia di Covid-19 sia ormai storia. Ma la storia ci insegna che il Covid-19 non sarà l’ultima pandemia. La domanda che tutti dobbiamo affrontare è se saremo pronti quando arriverà il prossimo. In qualità di leader, abbiamo la responsabilità collettiva di assicurarci di essere pronti”. Con queste parole il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, è intervenuto alla riunione di alto livello dell’Onu su prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie del 20 settembre, durante il quale è stata adottata una dichiarazione politica per affrontare le future crisi pandemiche.

Quando facciamo riferimento alla pandemia di Sars-Cov-2, virus responsabile della malattia Covid-19, dobbiamo ricordare che non si è trattato di un fenomeno del tutto inaspettato. La comunità scientifica ci aveva avvisato sullo stretto legame che esiste tra insorgenza di nuove malattie e la distruzione della natura, ma non le abbiamo dato e ascolto e, a di stanza di qualche anno, possiamo dire che l’atteggiamento nel post-pandemia non è poi così diverso da quello pre-pandemia.

L’attività antropica continua infatti a invadere gli ecosistemi e a distruggere i preziosi equilibri tra esseri umani e natura che si sono generati nel corso dei millenni, basti pensare che oggi i tre quarti delle terre emerse e i due terzi degli oceani sono stati modificati in modo significativo. Di questo passo, il futuro potrebbe essere segnato da nuove malattie infettive che, va ricordato, non solo minacciano la salute umana, ma contribuiscono ad accelerare il tasso di estinzione naturale delle specie e hanno pesanti ricadute sulla conservazione della biodiversità.

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Fonte: asvis.it – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile




Dopo 500 anni torna il castoro in Italia

Uno studio congiunto dell’Università Statale di Milano e dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicato su Animal Conservation, sancisce il ritorno del castoro europeo sul territorio italiano dopo 500 anni: un esempio di ritrovata biodiversità, che necessita di strumenti di monitoraggio per ridurre i possibili danni dovuti alle attività del castoro

Le attività di reintroduzione e “rewilding” sono alcuni degli strumenti principali usati nel campo della biologia della conservazione per cercare di mitigare gli impatti dell’uomo sull’ambiente e riportare gli ecosistemi ad uno stato più naturale. Queste azioni possono talvolta comportare alcune sfide, in particolare quando le specie coinvolte sono grandi carnivori, grandi erbivori, o “ingegneri ecosistemici”, specie che con le loro attività possono modificare notevolmente gli habitat ed il paesaggio.

Fino a pochi anni fa, il castoro europeo (Castor fiber) era totalmente assente dall’Italia, in quanto caccia e perdita di habitat avevano portato all’estinzione tutte le popolazioni presenti sul territorio nazionale. Dopo più di 500 anni di totale assenza, questa specie ha recentemente iniziato la ricolonizzazione dell’Italia a causa di espansione naturale dall’Austria verso Trentino Alto-Adige e Friuli Venezia-Giulia e di reintroduzioni (non autorizzate) in Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche).

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Fonte: CNR




Obbligo Ecm. “Non ci saranno altre proroghe”. Intervista al Ministro Schillaci

EcmIl Ministero della Salute metterà in campo “tutte le iniziative” necessarie per aiutare i professionisti sanitari ad “evitare le sanzioni che la legge prevede”, anche perché “sicuramente non ci saranno altre proroghe”. È quanto conferma il ministro della Salute, Orazio Schillaci, alla vigilia della prima riunione della nuova Commissione Nazionale Ecm.

Sta infatti scadendo il tempo a disposizione degli operatori sanitari per completare il fabbisogno di crediti formativi relativo al triennio Ecm 2020-2022. In seguito alla proroga di un anno di questa scadenza, il 31 dicembre prossimo sarà infatti l’ultimo giorno che i professionisti inadempienti avranno a disposizione per mettersi in regola ed evitare di incappare in sanzioni, tra cui la sospensione dall’Ordine di riferimento.

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Fonte: quotidianosanita.it




Aviaria: anche l’Efsa raccomanda la vaccinazione per il pollame

La vaccinazione preventiva anti-aviaria dovrebbe essere condotta “nelle specie di pollame più sensibili e infettive nelle aree ad alto rischio di trasmissione”. Anche ricorrendo a “somministrazioni multiple”, cioè i richiami.

Dopo le indicazioni della Commissione, pure l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) raccomanda il ricorso alla vaccinazione protettiva nei confronti del virus H5N1 ad alta patogenicità”.

In Europa, attualmente, vi è un solo vaccino autorizzato all’uso contro l’influenza aviaria. Si tratta di Nobilis Influenza H5N2 (Msd Animal Health).

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Fonte: aboutpharma.it




Rischialimentari.it, tutte le informazioni da sapere sui rischi alimentari e sulle buone pratiche per evitarli

È online www.rischialimentari.it, sito web realizzato dal Laboratorio comunicazione IZSVe in cui è possibile consultare in maniera rapida e sintetica le informazioni essenziali da conoscere sui rischi per la salute connessi al consumo di alimenti.

Il sito web presenta le diverse tipologie di rischi sanitari connessi al cibo, e riporta le buone pratiche da adottare nella vita quotidiana per cercare di ridurre questi rischi, fornendo indicazioni specifiche per ciascuna delle fasi che portano dall’acquisto al consumo degli alimenti, passando per il trasporto e la conservazione della spesa, la preparazione e la cottura dei cibi, fino alla gestione degli avanzi di pranzi e cene.

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Fonte: IZS Venezie




One Health European Joint Programme, pubblicato il Rapporto Finale 2023

Il One Health European Joint Programme, attivo fin dal 2018, ha terminato la sua partnership nel mese di settembre 2023 pubblicando un documento riassuntivo di tutti i progetti di ricerca congiunti e le attività di formazione e istruzione svolti in questi anni.

Il progetto
Il One Health European Joint Programme (One Health EJP) è un esemplare modello di rete europea unica, costituito da 43 istituzioni alimentari, veterinarie e mediche e dall’Associazione Med-Vet-Net (Mvna), che copre 22 Paesi europei e vede il coinvolgimento di quasi 1600 scienziati nei settori delle zoonosi di origine alimentare, della resistenza antimicrobica e delle minacce emergenti, per lavorare in ottica One Health.

Il concetto di One Health è un approccio collaborativo, transdisciplinare e multisettoriale che opera a livello locale, regionale, nazionale e internazionale. Il suo obiettivo è raggiungere risultati ottimali in termini di salute, riconoscendo che persone, animali e ambiente sono strettamente interconnessi.

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Fonte: vet33




Ancora un nuotatore alieno in Adriatico: il granchio crocifisso Charybdis feriata

Charybdis feriata (Credits: Fabio Grati, Cnr-Irbim)Un gruppo di ricercatori dell’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Ancona (Cnr-Irbim) annuncia il ritrovamento di un esemplare di granchio crocifisso Charybdis feriata nel mare Adriatico. Il ritrovamento, avvenuto al largo delle coste di Senigallia, è un evento significativo, in quanto questa specie è originaria delle acque tropicali e subtropicali dell’Oceano Indiano e Pacifico.

A distanza di poco più di un mese dalla segnalazione di una seconda specie di granchio nuotatore in Adriatico (Portunus segnis), viene oggi comunicata la presenza di una terza specie di granchio nuotatore alieno. Il granchio crocifisso è stato segnalato per la prima volta in Mar Mediterraneo nel 2004 al largo di Barcellona, ed esistono ad oggi pochissimi avvistamenti di questa specie nel Mare Nostrum, compreso un recente ritrovamento nel golfo di Genova nel 2022 ed a Livorno nel 2015, sempre vicino a grandi porti. Il granchio crocifisso è un predatore di grandi dimensioni, i maschi di questa specie possono arrivare a pesare 1 kg e la specie è ampiamente commercializzata nelle aree di origine. Secondo i ricercatori, la presenza di questa specie in Adriatico è da attribuirsi allo stesso vettore che ha introdotto il più noto granchio blu Callinectes sapidus: ovvero il trasporto navale.

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Fonte: Cnr




Il clima in Italia nel 2022: rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente

Cambiamenti climaticiIl Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) ha pubblicato il rapporto “Il clima in Italia nel 2022“. In precedenza il rapporto era pubblicato dall’Ispra con cadenza annuale dal 2006. Grazie al coinvolgimento del Sistema nazionale per la protezione ambientale, si arricchisce di approfondimenti sul clima anche a scala regionale e locale, nonché su aspetti idro-meteo-climatici e meteo-marini più rilevanti dell’anno in esame. Il rapporto è strutturato in due parti.

La prima parte del volume descrive l’andamento del clima nel corso dell’ultimo anno e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia sulla base di dati, statistiche, indici e indicatori climatici derivati dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA, www.scia.isprambiente.it).

La seconda parte raccoglie contributi di approfondimento, dalla scala nazionale alla scala locale, sui principali elementi che hanno caratterizzato il 2022: la siccità e la scarsità idrica, il caldo, gli eventi idro-meteo-climatici e meteo-marini significativi.

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Fonte: ambientenonsolo.com

 




Il Nobel per la medicina Katalin Karikó racconta come si è arrivati al vaccino contro COVID-19

I ricercatori spesso si affannano per anni in un laboratorio senza alcuna promessa che la loro ricerca si traduca in qualcosa di significativo per la società. Ma a volte questo lavoro porta a una scoperta con ramificazioni globali. È il caso di Katalin Karikó che, insieme al suo collega Drew Weissman, ha contribuito a sviluppare la tecnologia dell’RNA messaggero (mRNA) utilizzata per produrre i vaccini COVID altamente efficaci prodotti da Pfizer e Moderna.

Karikó, che ora è vicepresidente senior e responsabile delle terapie sostitutive della proteina basate sull’RNA presso BioNTech (l’azienda che ha co-sviluppato il vaccino COVID con Pfizer), e Weissman, professore di ricerca sui vaccini presso la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, hanno appena ricevuto il premio Breakthrough Prize in Life Sciences del valore di tre milioni di dollari per il loro lavoro sulla modifica della molecola genetica RNA per evitare di innescare una risposta immunitaria dannosa. I premi Breakthrough, istituiti da Sergey Brin, Priscilla Chan, Mark Zuckerberg, Yuri e Julia Milner e Anne Wojcicki, premiano le scoperte rivoluzionarie nel campo della fisica fondamentale, delle scienze della vita e della matematica. (All’inizio del 2021 Karikó ha ricevuto il premio Vilcek per l’eccellenza nella biotecnologia, un premio di 100.000 dollari che riconosce gli straordinari contributi degli immigrati alla società e alla cultura) Karikó ha dedicato anni a questa ricerca nonostante lo scetticismo e la mancanza di fondi. Alla fine, però, i suoi sforzi sono stati ripagati: ha gettato le basi per i vaccini estremamente efficaci che sono probabilmente la via d’uscita più sicura al mondo dalla pandemia COVID.
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Fonte: lescienze.it



Influenza aviaria: le autorità sanitarie europee raccomandano maggiore protezione delle aziende avicole dagli uccelli selvatici

 Mentre la situazione nel pollame si è attenuata durante l’estate, il virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) ha continuato a colpire gli uccelli selvatici, in particolare gli uccelli acquatici marini in Europa, per lo più lungo le coste. Con l’inizio della stagione migratoria autunnale, si prevede un aumento dei casi anche in altre specie selvatiche come gli anatidi e le autorità sanitarie ritengono prioritario aumentare la protezione del pollame e di altri animali d’allevamento dagli uccelli selvatici; la biosicurezza dovrebbe essere rafforzata anche negli allevamenti di animali da pelliccia.

Secondo l’ultimo Rapporto sull’influenza aviaria dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e del Laboratorio di referenza europeo (EURL) presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), nel periodo tra il 24 giugno e il 1° settembre 2023 sono stati segnalati 507 focolai di HPAI nei volatili domestici (25) e selvatici (482) in 21 paesi europei.

I carnivori selvatici e domestici continuano ad essere le specie di mammiferi più colpite, con la Finlandia che ha registrato 26 focolai in allevamenti di visoni americani, volpi rosse e artiche, e cane procione. Le autorità locali ritengono che la fonte più probabile di introduzione virale sia da attribuire al contatto con i gabbiani selvatici, ma la trasmissione tra aziende agricole non può essere completamente esclusa. La trasmissione all’interno delle aziende si è verificata attraverso il contatto con alcuni animali che non presentavano segni clinici di infezione.

Nel report si raccomanda anche di evitare l’esposizione dei cani e dei gatti domestici, e in generale degli animali carnivori, ad animali morti o malati (mammiferi e uccelli), e di evitare di somministrare a gatti, cani e altri carnivori domestici frattaglie e carne cruda provenienti da allevamenti non controllati situati in zone in cui è segnalata la circolazione del virus HPAI.

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Fonte: IZS Venezie