L’antibiotico-resistenza causa quasi 5 milioni di morti ogni anno: l’allarme su Lancet

antibioticoresistenzaQuasi cinque milioni di morti da antibiotico-resistenze (Amr) l’anno, di cui ben 750.000 evitabili con vaccini, acqua e servizi igienico-sanitari, e metodi di controllo delle infezioni: è il dato riferito su The Lancet da un gruppo di esperti che avvertono: senza contromisure vedremo un aumento costante del bilancio globale delle vittime di infezioni legate all’antibiotico-resistenza. L’antibiotico resistenza, con cui si indica la capacità da parte dei batteri e microrganismi di sfuggire all’azione degli antibiotici è un fenomeno globale, ma la sua gravità non è purtroppo ben compresa. Per il 2050 si prevede che l’antibiotico resistenza causerà 50 milioni di morti nella comunità europea, un terzo di tutte le morti.

Negli ospedali è sempre più frequente osservare ricoveri, anche per problemi di salute non insormontabili – ad esempio esami cardiaci, una frattura, un’operazione – che si complicano per questo fenomeno commenta Lorenzo Moja, segretario per i farmaci essenziali dell’OMS con un intervento sul Corriere della Sera.

Leggi l’articolo integrale

Fonte: corriere salute




Influenza aviaria. L’Australia ufficializza il primo caso di trasmissione ad un essere umano

Un caso umano di infezione da influenza aviaria A H5N1 è stato segnalato nello stato di Victoria”, in Australia. Lo comunica in una nota il Dipartimento Salute dello Stato, spiegando che si tratta del “primo caso umano di influenza aviaria H5N1 in Australia”.

Il paziente è “un bambino che ha contratto l’infezione in India” ed è poi rientrato nello Stato di Victoria. I sintomi risalgono a marzo. Il virus dell’influenza aviaria è stato rilevato successivamente attraverso ulteriori test su campioni influenzali positivi effettuati per rilevare ceppi di virus nuovi o di interesse, come parte di un programma di sorveglianza potenziata.

Leggi l’articolo

Fonte: quotidianosanità.it




Antimicrobici a uso veterinario, progressi in rallentamento. Il rapporto annuale Woah

Dal 2015, l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (Woah) monitora l’uso di antimicrobici negli animali, considerata una delle minacce globali più urgenti per la salute. Ogni anno, l’Organizzazione pubblica un rapporto sulle tendenze globali e regionali. L’ottavo, recentemente pubblicato, evidenzia le ultime tendenze: in particolare, occorre notare che i progressi verso l’uso ottimale degli antimicrobici negli animali mostrano segni di rallentamento.

Il report 
Il Rapporto annuale della Woah sugli Agenti antimicrobici destinati all’uso negli animali raccoglie dati forniti volontariamente dai Servizi Veterinari sull’uso di antimicrobici negli animali. L’ultimo rapporto ha tre sezioni principali:
1) interpretazione della situazione globale e regionale dai dati raccolti durante gli otto cicli annuali di raccolta dati (da settembre 2022 a maggio 2023);
2) analisi dettagliate per il 2021 (quantità totale di agenti antimicrobici, normalizzata utilizzando un indicatore di biomassa animale stimata);
3) analisi delle tendenze per gli anni 2019-2021, dopo l’adeguamento all’indicatore di biomassa animale stimata.
A settembre 2022, l’Organizzazione ha invitato i suoi 182 membri e 11 non-membri a contribuire all’ottavo ciclo annuale di raccolta dati attraverso un modulo Excel inviato via email per il caricamento diretto sul sistema ANIMUSE (ANImal antiMicrobial USE). Alla raccolta hanno partecipato 94 Paesi, coprendo l’80% della geografia globale e il 65% della biomassa animale del mondo.

Leggi l’articolo integrale

Fonte: vet33

 




Giornata mondiale delle api: anche chi non si estingue non sta bene

Il 20 maggio è stata la giornata mondiale delle api, istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare sempre di più sull’importanza di questi insetti, fondamentali per gli ecosistemi e quindi anche per noi esseri umani.

E come ogni 20 maggio spesso si torna a parlare di rischio estinzione, magari rispolverando anche la famosa citazione messa in bocca ad Einstein secondo la quale se le api scomparissero a noi non resterebbero più di 4 anni di vita, cosa che ovviamente non ha alcun fondamento e che Einstein non ha mai pronunciato.

Ma le api sono in estinzione? Alcune sì, ma come sempre è necessario fare chiarezza.

Con il termine api, tecnicamente si intendono tutti gli insetti della superfamiglia Apoidea.

nel mondo esistono oltre 20 mila specie di api, in Italia oltre 1000 specie, e di queste praticamente solo una è utilizzata per l’apicoltura: Apis mellifera, l’ape da miele che, diciamolo subito, non è né è mai stata a rischio estinzione.

Leggi l’articolo completo

Fonte: Agronotizie




Peste suina africana: aumento notevole dei casi nei suini nell’UE nel 2023

Per i suini domestici nel 2023 si è registrato il più alto numero di focolai di PSA dal 2014. Croazia e Romania hanno notificato il 96% del numero totale di focolai (1 929).

Nel 2023 il numero di focolai nei cinghiali è aumentato del 10% rispetto all’anno precedente. Il virus fu introdotto per la prima volta in Svezia e Croazia diffondendosi poi a nuove aree in Italia. Riapparve anche in Grecia dopo una pausa di due anni.

La Germania, l’Ungheria e la Slovacchia hanno visto migliorare la situazione epidemiologica nei loro Paesi, con una diminuzione del numero di focolai nei cinghiali selvatici.

Gli esperti dell’EFSA raccomandano di dare priorità alla sorveglianza passiva , compresa la ricerca e l’analisi delle carcasse di cinghiale, piuttosto che alla sorveglianza attiva, compresa l’analisi dei cinghiali cacciati per individuare i focolai di PSA.

Leggi l’articolo integrale

Fonte:  EFSA




Sempre più temibile il virus dell’influenza aviaria A(H5N1): Una prospettiva “One Health”

Lo spiccato neurotropismo del virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (highly pathogenic avian influenza, HPAI) A(H5N1), che fa il paio con la notevole neuropatogenicità dello stesso per numerose specie di uccelli e di mammiferi anche filogeneticamente distanti le une dalle altre, ivi compresi Pinnipedi e Cetacei (1-6), desta fondati motivi di allarme.

Ciò appare ulteriormente giustificato dalla comprovata suscettibilità dei bovini nei confronti di tale infezione, come in maniera oltremodo eloquente testimoniano i numerosi casi recentemente insorti nella popolazione bovina statunitense di ben nove Stati, primo fra tutti il Texas (7), ove un allevatore avrebbe altresi’ sviluppato una congiuntivite bilaterale verosimilmente conseguente al contatto con un capo infetto (8). Degno di particolare menzione risulta, in un siffatto contesto, anche il parallelo riscontro del virus A(H5N1) nelle acque reflue di più città texane (9) – come già segnalato in precedenza sia per il poliovirus sia per il betacoronavirus SARS-CoV-2 (10) -, a fronte di una presunta origine del medesimo da una matrice avicola o bovina, se non addirittura umana (9).

Per quanto specificamente attiene alla sorveglianza epidemiologica dell’infezione da virus A(H5N1) nella popolazione bovina statunitense e, più in generale, in quella di tutti gli altri Paesi, andrebbe sottolineato che un serio ostacolo è rappresentato dalle manifestazioni cliniche paucisintomatiche con cui la stessa generalmente evolve nella specie in esame, con il conseguente rischio di una più o meno marcata sottostima dei casi d’infezione realmente esistenti (11).

Ciononostante, mentre si assisterebbe da un lato ad una consistente eliminazione del virus attraverso il latte – fattispecie quest’ultima che richiama ad un caloroso invito a consumare esclusivamente latte pastorizzato (il processo di pastorizzazione, è bene ricordarlo, sarebbe in grado di inattivare sia questo che molti altri agenti microbici, virali e non) -, l’epitelio tubulo-alveolare della ghiandola mammaria bovina albergherebbe al proprio interno, dall’altro lato, un’elevata densità di recettori nei confronti del virus A(H5N1) (11,12).

A tal proposito, la coesistenza a livello dell’epitelio ghiandolare mammario dei bovini di recettori specifici sia per i virus influenzali aviari (sialic acid, SA alfa 2-3 gal) sia per quelli umani (SA alfa 2-6 gal) potrebbe qualificare la specie bovina, secondo alcuni studiosi, quale ulteriore “mixing vessel” in grado di consentire un “rimescolamento genetico” fra virus di origine avicola ed umana, in stretta analogia con il comprovato ruolo notoriamente svolto in tal senso dai suini (12).

Ciò potrebbe contribuire, unitamente alle succitate dinamiche evolutive progressivamente assunte dall’infezione da virus A(H5N1), ad un ulteriore affinamento della “fitness” virale, con conseguente acquisizione ad opera dello stesso della capacità di trasmettersi facilmente da uomo a uomo. Per quanto sia attualmente ben lungi dall’essere comprovata, una siffatta evenienza appare tuttavia oltremodo plausibile, vista e considerata l’elevata propensione dei virus influenzali di soggiacere a mutazioni del proprio “make-up” genetico attraverso i ben noti fenomeni di riassortimento/ricombinazione genomica che li contraddistinguono (6).

Va da se’, pertanto, che adeguati sforzi andrebbero profusi, sulla scia delle lezioni apprese dalla drammatica pandemia da CoViD-19, al precipuo fine di giungere opportunamente “preparati e pronti” (“preparedness and readiness” le parole-chiave, giustappunto) ad un’eventuale emergenza pandemica da virus dell’influenza aviaria A(H5N1), in una salutare ottica di collaborazione multidisciplinare ed intersettoriale fra Medicina Umana e Medicina Veterinaria, diffusamente permeata dal concetto/principio della “One Health”, la salute unica di uomo, animali ed ambiente!

 

Bibliografia citata 
1) Ariyama, N., et al. (2023). Highly Pathogenic Avian Influenza A(H5N1) Clade 2.3.4.4b Virus in Wild Birds, Chile. Emerg. Infect. Dis. 29:1842-1845. doi: 10.3201/eid2909.230067.
2) Puryear, W., et al. (2023). Highly Pathogenic Avian Influenza A(H5N1) Virus Outbreak in New England Seals, United States. Emerg. Infect. Dis. 29:786-791. doi: 10.3201/eid2904.221538.
3) Gamarra-Toledo, V., et al. (2023). Mass Mortality of Sea Lions Caused by Highly Pathogenic Avian Influenza A(H5N1) Virus. Emerg. Infect. Dis. 29:2553-2556. doi: 10.3201/eid2912.230192.
4) Thorsson, E., et al. (2023). Highly Pathogenic Avian Influenza A(H5N1) Virus in a Harbor Porpoise, Sweden. Emerg. Infect. Dis. 29:852-855. doi: 10.3201/eid2904.221426.
5) Murawski, A., et al. (2024). Highly pathogenic avian influenza A(H5N1) virus in a common bottlenose dolphin (Tursiops truncatus) in Florida. Commun. Biol. 7:476. doi: 10.1038/s42003-024-06.
6) Di Guardo, G., Roperto S. (2024). AH5N1 avian influenza, a new pandemic behind the corner? (Rapid Response). BMJ https://www.bmj.com/content/380/bmj.p510/rr.
7) Reardon, S. (2024). Bird flu in US cows: Where will it end? Nature 
https://www.nature.com/articles/d41586-024-01333-9.
8) Uyeki, T.M., et al. (2024). Highly pathogenic avian influenza A(H5N1) virus infection in a dairy farm worker. N. Engl. J. Med. 
doi:10.1056/NEJMc2405371.
9) Tisza, M.J., et al. (2024). Virome sequencing identifies H5N1 avian influenza in wastewater from nine cities. MedRxiv preprint 2024.05.10. doi:https://doi.org/10.1101/2024.05.10.24307179.
10) Clark, J.R., et al. (2023). Wastewater pandemic preparedness: Toward an end-to-end pathogen monitoring program. Front. Public Health 11:1137881. doi:10.3389/fpubh.2023.1137881.
11) Gerhard, D. (2024). Deciphering the unusual pattern of bird flu symptoms in cows. The Scientist Magazine
https://www.the-scientist.com/deciphering-the-unusual-pattern-of-bird-flu-symptoms-in-cows-71850.
12) Kristensen, C., et al. (2024). The avian and human influenza A virus receptors sialic acid (SA)-α2,3 and SA-α2,6 are widely expressed in the bovine mammary glandBioRxiv preprint 2024.05.03.592326.

 

Giovanni Di GuardoDVM, Dipl. ECVP, Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo




MyMIC project. Indagine sull’uso degli antimicrobici contro i micoplasmi

Il Laboratorio di referenza WOAH per le micoplasmosi aviarie dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) sta collaborando a un’indagine internazionale sull’uso degli antimicrobici contro i micoplasmi negli animali da allevamento (bovinisuini e pollame).

I risultati di questo questionario serviranno :

  • per sviluppare nuovi protocolli di laboratorio per i test di sensibilità antimicrobica per i micoplasmi animali,
  • per aiutare l’interpretazione clinica dei dati (MIC),
  • per guidare il veterinario verso un uso più consapevole degli antibiotici nel trattamento delle infezioni da micoplasma in allevamento.

Per partecipare all’indagine, compila il questionario accessibile da questo link: https://mymic.vetagro-sup.fr

Leggi l’articolo completo

Fonte: IZS Venezie




One Health: l’Istituto zooprofilattico di Teramo candidato a Agenzia nazionale

Si è tenuto presso l’Auditorium Cosimo Piccinno del Ministero della Salute a Roma l’evento dedicato al paradigma One Health, ovvero un approccio multidisciplinare che riconosce l’interconnessione tra la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema. Questa filosofia parte dal presupposto che le malattie e le condizioni di salute non esistono in isolamento e che la salute di ogni componente è interdipendente con quella degli altri. Intitolato “Il cammino del Sistema Sanitario Nazionale verso la salute unica”, l’incontro ha visto la presentazione del 3° volume 2024 del “One Health Journal” e la 3ª edizione del “One Health Award”.

Orazio Schillaci, ministro della Salute, e Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo sono intervenuti all’evento, sottolineando l’importanza di un approccio integrato per affrontare le sfide sanitarie globali, evidenziando come la cooperazione tra settori diversi sia essenziale per garantire la salute pubblica.

“È prezioso il lavoro dei nostri Istituti Zooprofilattici Sperimentali, – ha affermato il ministro della Salute, Orazio Schillaci – i quali costituiscono una rete d’eccellenza unica in Europa per capillarità e per le competenze che hanno al proprio interno. Di questo siamo fieri e ci affiancano con attività di ricerca scientifica, di diagnostica e di sorveglianza sulla diffusione delle malattie, ma anche nella formazione.”

Leggi l’articolo completo

Fonte: sanita24.ilsole24ore.com




Conservare la natura funziona!

Spreco alimentareTroppo spesso, di fronte ai crescenti tassi di scomparsa di specie (sono 44.000 quelle che rischiano di estinguersi secondo la IUCN, unione internazionale per la conservazione della natura) si rischia di vedere solo il bicchiere mezzo vuoto, e di giungere all’errata conclusione che sia inutile investire soldi e tempo per la conservazione. Niente di più sbagliato: lavorare per la biodiversità premia e fa ottenere risultati tangibili. Lo dimostra un articolo pubblicato su Science lo scorso 25 aprile che ha analizzato l’efficacia degli interventi di conservazione su scala globale, dimostrando che agire a favore delle specie e degli ecosistemi funziona ed è estremamente più fruttuoso dell’inazione.

«La domanda a cui volevamo rispondere con questa analisi è proprio: la conservazione funziona davvero?», dice Penny Langhammer, prima autrice dello studio e vicepresidente esecutivo della ONG Re:wild, per la quale dirige i programmi di conservazione a livello globale. «Abbiamo quindi confrontato due scenari: quello che è successo intervenendo per la tutela delle specie e cosa invece si sarebbe verificato se non avessimo fatto nulla. Esistono diversi studi che valutano l’efficacia dei singoli interventi, ma è la prima volta che questa analisi viene fatta su scala globale, analizzando gli effetti delle misure di conservazione sulla biodiversità a diversi livelli, genetica, specie e ecosistemi, e nel corso del tempo. E i risultati sono chiari: nella maggior parte dei casi le azioni di conservazione beneficiano in modo significativo la biodiversità».

Leggi l’articolo completo

Fonte: scienzainrete.it




La FAO lancia una campagna decennale per ridurre l’uso di antibiotici nella produzione animale

FAO

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha annunciato il lancio di una nuova iniziativa orientata all’azione e focalizzata sui paesi per ridurre la necessità dell’uso di antimicrobici nella produzione animale, in mezzo alla crescente minaccia posta dalla resistenza antimicrobica (AMR) nel settore alimentare e zootecnico, che ha un impatto sulla salute degli animali terrestri e acquatici, delle piante e dell’ambiente e causa perdite economiche significative agli allevatori di tutto il mondo.

L’iniziativa “Ridurre la necessità di antimicrobici negli allevamenti per la trasformazione di sistemi agroalimentari sostenibili (RENOFARM)”, mira a fornire ai paesi sostegno politico, assistenza tecnica, sviluppo di capacità e condivisione di conoscenze per contribuire a ridurre la necessità di antimicrobici nella produzione zootecnica, dando priorità alla salute degli animali. e benessere, mitigando l’impatto ambientale e migliorando la sicurezza alimentare e la nutrizione, contribuendo così al raggiungimento dell’Agenda 2030 e dei suoi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Leggi l’articolo completo

Fonte: 3tre3.it